Storia della falconeria

Alla domanda dove sia nata la Falconeria non possiamo ancora rispondere con certezza, le ipotesi presentano come culla della Falconeria la Cina o addirittura la Mesopotamia, tra il Tigri e l'Eufrate. Dall’Oriente partiva la via della seta che consentiva collegamenti commerciali verso Samarcanda, Baghdad, Palmira e Antiochia che consentirono alla Falconeria di diffondersi nel mondo arabo, mentre un'altra via, all'altezza di Samarcanda, si staccava costeggiando il lago d'Aral e il mar Caspio verso nord e procedeva poi verso il Kazakistan, la Russia bianca fino in Cecoslovacchia, Austria, Germania, Italia, Francia e Spagna. L'Europa fu così raggiunta dall'arte della Falconeria, soprattutto ad opera delle ondate degli Unni che si rivelavano abili cacciatori. Il flusso di diffusione quindi ebbe origine dalla Cina con due direttrici: una che portava verso l'Europa, e l'altra verso l'Asia minore. La direttrice "europea" si consolidò verso l'800 con i Franchi di Carlo Magno, che già si interessò a far pubblicar un editto in cui veniva punito il furto di un falco addestrato con una sanzione oltre alla restituzione di un altro falco di eguale bravura. La Falconeria, pur diffondendosi sempre di più, prima del 1000 ebbe un modesto sviluppo soprattutto perché era prerogativa del ceto sociale più elevato. Importante fu la diffusione delle tecniche arabe, più raffinate di quelle europee e portate in occidente soprattutto con le Crociate. Dopo il Mille la caccia si era consolidata in Europa come un privilegio di pochi: un po' ovunque i signori avevano escluso i contadini dalle aree incolte pretendendo per sé soli il diritto venandi o costringendo gli abitanti delle campagne al pagamento di tributi in cambio di temporanei permessi alla caccia. La caccia con il falcone diventò così oramai il segno di un’educazione e di uno stile «cortese» e tale rimase per secoli, ma non era una attività solo piacevole o esaltante, cacciare con il falcone comportava il rispetto di alcune norme etiche precise inserite in un codice morale e in una struttura gerarchica più ampia. Mentre la direttrice asiatica, portata da Attila fino a Costantinopoli, si consolidò verso il 700 con gli arabi che la portarono fino in Spagna, in Italia, la Falconeria giunge attraverso due strade: dalla Sicilia per opera di arabi e normanni, e dalla Germania. Nel 1186 l'unione delle dinastie di svevi e normanni fonde le due correnti di Falconeria.  Il 26 dicembre 1194 nasce a Jesi Federico Ruggero, che nel 1220 diventerà Federico II imperatore del Sacro Romano Impero. La caccia con il falco affascinò grandemente Federico II, per lui rappresentava da un lato una manifestazione simbolica del potere; dall’altro una vera e propria passione che coltivò per tutta la vita, oltre che un mezzo per conoscere meglio la natura. Egli non era contento della sola pratica di questa attività venatoria; voleva conoscere tutto, e si documentò leggendo ciò che fino allora si conosceva degli uccelli e della caccia con i rapaci, convocò quindi alla sua corte molti abili falconieri mediorientali ed apprese dal mondo arabo l'uso dell'azione tranquillante del cappuccio. In pratica ha aperto la strada della falconeria nel mondo occidentale, concepita nel rispetto del rapace. Nel Medioevo e nel Rinascimento la falconeria non rimane prerogativa dei signori e delle dame, ma viene praticata anche da vescovi ed abati. Un'usanza era quella di portare i falchi in Chiesa durante le sacre funzioni. In questo periodo la falconeria é sempre più diffusa sia nei paesi europei che arabi. Per sottolineare comunque l'estremo peso dato alla Falconeria, basti pensare che nel 1422, sotto il doganato di Francesco Foscari, doge della potentissima Repubblica di Venezia, un ambasciatore del conte Lazzero trattò la ribellione degli Scutari donando al doge, tra l'altro, quattro astori e quattro falconi bianchi d'Islanda. Nel '500 si raggiunge “il vertice della grandiosità spettacolare”, poiché confluiscono elementi di mondanità tipici delle feste a corte, e un gusto scenografico per i luoghi e le strategie di caccia che mai più si ripeterà. In Europa, la falconeria toccò il suo apogeo nel XVII secolo, presso le corti reali, in quel contesto socio-politico cioè, ove il Re, primo tra i nobili, dettava le mode in materia di usi e costumi. Privilegio quasi esclusivo della nobiltà, la caccia con i rapaci aveva ora, in ogni reame, quale suo metro di paragone “nazionale”, la Falconeria Reale. Nel Regno di Francia, Luigi XIII contava, nella sua voliera di falchi, 300 esemplari divisi in sei squadre specializzate in diverse tipologie di prede. Al volgere del secolo, la corona inglese spendeva ogni anno 1500 sterline per il Gran Falconiere d’Inghilterra, 335 sterline per il Maestro dei Falchi e 136 sterline per il Sergente dei Falchi. Nelle terre d’Olanda, produttrici di falconieri e rapaci apprezzati in tutta Europa, la cittadina di Valkenswaard, dipendeva unicamente dalla falconeria per il suo sostentamento. La falconeria fu una dimostrazione di sfarzo, di ricchezza, ed un esercizio di gusto e sensibilità individuale, che trova coinvolti tutti i maggiori personaggi del periodo: Leone X, gli Este, i Gonzaga, che gareggiano per rendere le caccie indimenticabili e oggetto di pettegolezzo e invidia nelle altri corti europee. Dopo i fasti del Seicento, la falconeria europea cadde sistematicamente nell’oblio durante il XVIII secolo, soppiantata dall’ormai imperante uso delle armi da fuoco poiché, differentemente dalle altre forme di caccia, nelle quali il fucile andava a costituirsi solo quale alternativa all’arma bianca, nella pratica venatoria con i rapaci il proiettile andava a sostituire il falcone medesimo. La Rivoluzione Francese sferrò un colpo simbolico potentissimo alla falconeria, abolendo la Falconeria Reale, liberalizzando la pratica della caccia e relegando l’uso dei rapaci ad un ricordo delle pratiche “gotiche” medievali. La falconeria era ancora blandamente praticata in Europa nel corso del XIX secolo, ormai ridotta ad un semplice hobby. La pratica venne riscoperta nella seconda metà dell’Ottocento, in concomitanza col gothic revival innescato dal Romanticismo, passando poi più o meno incolume attraverso due conflitti mondiali sino ai giorni nostri.